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il vecchio teatro

Fu grazie alla sensibilità del sindaco Engelberto Dionisi, anconetano di nascita ma brindisino per scelta, che si riuscì a soddisfare quest’urgenza culturale. Il primo progetto venne consegnato nel 1890 dall’ingegnere Achille Sfondrini, ma presto l’amministrazione comunale si trovò costretta a rescindere il contratto. Nel 1894 fu, quindi, approvato il progetto dell’ingegnere Corrado Pergolesi, progettista e costruttore dei teatri di Jesi, Ancona e Corfù.

I lavori iniziarono un anno dopo, e l’inaugurazione del teatro Comunale avvenne il 17 ottobre del 1903, a qualche mese di distanza dall’apertura del Petruzzelli di Bari, tenuto a battesimo quello stesso anno.
Scartata l’ipotesi Dante Alighieri, il nuovo Comunale di Brindisi venne intitolato al grande musicista e patriota Giuseppe Verdi, morto appena due anni prima. Prestigioso edificio costruito su una superficie di 1.300 metri quadrati, il Verdi sorgeva su corso Umberto, all’angolo con piazza Cairoli e al confine con via Mazzini e via Masaniello. Si trovava, quindi, in una posizione ideale, nel cuore del borgo.
La documentazione archivistica dimostra che l’interno del teatro, costituito da una platea e da tre ordini di gallerie, era ricco di fregi, dipinti e stucchi dorati che facevano da cornice a grandi spettacoli di musica lirica e di prosa. Ma nel corso della sua attività il Verdi ospitò anche l’operetta, il varietà e il cinematografo, oltre a conferenze, comizi, fiere, veglioni, feste, spettacoli di beneficenza, manifestazioni sportive e molte altre iniziative ancora.

Memorabile rimane la serata del 13 giugno 1926, durante la quale cantò il famoso tenore leccese Tito Schipa, chiamato a esibirsi in occasione del concerto per la raccolta fondi da destinare alla costruzione del Monumento al Marinaio d’Italia.
Nel secondo dopoguerra divennero urgenti degli interventi di ammodernamento della struttura che, tra l’altro, già da tempo si era dimostrata poco capiente. Finché nel 1960, per salvaguardare l’incolumità pubblica, la città, con una sconsiderata demolizione, decise di fare a meno del suo punto di riferimento culturale più importante. Mentre c’era già chi proponeva di erigere un nuovo e più comodo teatro in un altro luogo della città. Senza immaginare, però, che ci sarebbe voluto quasi mezzo secolo.

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