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sito archeologico

L’antico rione sotto il teatro. Ma tutt’altro che sepolto. Anzi, perfettamente visibile. Anche dalle vetrate del foyer del Nuovo Verdi, che si erge su quest’area archeologica di straordinaria importanza. E che, proprio per questo, è stata salvaguardata armonizzando la presenza di una moderna e imponente struttura teatrale con la necessità di conservazione di una memoria storica di assoluto rilievo.
Lì, sotto al Nuovo Verdi, si estende una parte del quartiere di età romana ritrovato nell’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni, dal nome del rione nel quale è stata rinvenuta. Un’area sulla quale nel 244 a. C. i Romani fondarono la colonia latina di Brundisium. L’intento era di creare un polo politico-amministratitvo e un centro vitale per i traffici militari e commerciali con l’Oriente.
Il sito, accessibile da piazzetta Giustino Durano, il piccolo slargo intitolato al poliedrico attore brindisino che negli ultimi anni di carriera recitò anche nel film «La vita è bella» di Roberto Benigni, è percorso da un camminamento lungo tutto il perimetro che permette ai visitatori di curiosare tra i resti di un’antica via.

Condotti tra il 1964 e il 1966, gli scavi archeologici misero in luce degli interessanti resti risalenti all’epoca romana (V secolo a. C.), alcuni dei quali oggi sono conservati nel Museo Provinciale «Francesco Ribezzo» di Brindisi. Sui lati di una strada lastricata sono stati, infatti, individuati dei resti di abitazioni (domus), dei pavimenti a mosaico, un complesso termale, delle sculture di marmo, una tomba «a fossa terragna» e vari altri reperti.
Ma il valore di quest’area archeologica consiste soprattutto nell’aver fornito preziose informazioni sull’impianto urbanistico di Brindisi romana. Si è scoperto che la città era divisa in isolati (insulae) delimitati dall’incrocio tra vie in direzione nord-sud (cardini) e vie in direzione ovest-est (decumani).
E, infatti, il sito archeologico è attraversato in senso nord-sud per circa 60 metri da una strada basolata (chiamata anche «cardine») larga 4 metri e mezzo e fornita di marciapiedi. Nella parte centrale il basolato presenta ampie lacune dovute all’usura, in quanto - come testimoniano i solchi lasciati dal passaggio dei carri - quella strada è stata utilizzata per diversi secoli prima di cadere in disuso durante l’età tardoimperiale.
A levante della strada si può osservare la pavimentazione di una domus, realizzata probabilmente tra la fine del I secolo a. C. e gli inizi del I secolo d. C. con tanto di pareti intonacate e dipinte. Accanto c’è un piccolo complesso termale del III e IV secolo d. C quasi sicuramente privato, costituito dalla tipica successione di stanze, con all’interno una vasca di acqua fredda (il frigidario), tiepida (tepidario) e calda (calidario).

Da settembre 2006 a luglio 2007 sono stati realizzati i lavori di restauro delle strutture murarie e di quelle pavimentali. Interventi - previsti nel «Progetto per i lavori di scavo, restauro e fruibilità» con un finanziamento della Regione Puglia - che hanno permesso di contestualizzare numerosi elementi architettonici.

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